Palmarola

Palmarola

L’esilio di Papa Silverio, inizia con l’imbarco su una nave alla foce del Tevere più o meno nei pressi dell’attuale Ostia. Proseguirà costeggiando tutto il Tirreno, il mare di Sicilia e lo Ionio, per fermarsi a Patara in Licia (forse l’attuale Patrasso). Lì venne accolto dal vescovo della città, che si fece anche pericolosamente carico di portare la parola del deposto Pontefice presso la corte Bizantina. Purtroppo il colloquio con Giustiniano fu infruttuoso, infatti dai documenti arrivati ai giorni nostri, l’imperatore Bizantino negò di sapere della vicenda e di non avere nessun coinvolgimento. Le continue insistenze del vescovo di Patrasso, confutate anche da documenti e lettere arrivate tardivamente da Roma, spinsero Giustiniano ad approfondire la vicenda. Dagli elementi acquisiti, probabilmente l’imperatore non riuscì, almeno inizialmente, ad avere un quadro ben chiaro, perché con un decreto da lui firmato impose al generale Belisario di rivedere il processo. Inoltre nel decreto veniva specificato che: le lettere incriminanti dovevano essere riesaminate e, se risultavano vere, il Pontefice doveva essere destituito e nominato vescovo di una curia a sua scelta, che naturalmente non doveva essere nelle prossimità di Roma. Al contrario, se queste fossero risultate false, Papa Silverio doveva tornare immediatamente al suo posto come successore di Pietro. Alla fine prevalse questa seconda ipotesi.

Dopo poco più di un mese in oriente, il Pontefice venne imbarcato su una nave che da Patrasso l’avrebbe dovuto riportare a Roma, almeno questi erano gli auspici. La nave in sosta a Napoli, venne raggiunta da una delegazione inviata da Papa Virgilio con l’avallo del generale Belisario. Questa delegazione, aveva il compito di prelevare Papa Silverio e di portarlo all’isola di Ponza o Palmarola, dove sarebbe rimasto sotto la custodia di due delegati, in attesa della riesamina del processo e ed ospiti presso il convento benedettino dedicato a S. Maria.

Il luogo dell’esilio di San Silverio è stato per anni identificato nell’isola di Palmarola. Il dubbio sul luogo della morte e dell’esilio però, è stato creato negli anni, quando dalla comune leggenda isolana si è passato ad uno studio più approfondito della vita del Santo. Inoltre in considerazione del fatto che come isole palmarie, non si identificava solo Palmarola e gli scogli limitrofi, ma l’arcipelago al completo con addirittura Ventotene. Nei documenti storici arrivati ai nostri giorni, si parla, per l’esilio di San Silverio, infatti solo delle “isole palmarie “. Inoltre i resti dei conventi dedicati a Santa Maria si trovano su l’isola di Zannone che per anni è anche stata chiamata “l’isola Santa Maria” che poi è stato abbandonato per essere ricostruito in quella che ora è la moderna contrada dell’isola di Ponza che appunto si chiama Santa Maria. Gli unici resti che i monaci hanno lasciato a Palmarola a tutt’oggi fanno pensare che siano stati costruiti dei rifugi stagionali con una piccolissima chiesa, ma non un vero e proprio convento, e non vivibili per poco più di qualche giorno, per magari raccogliere frutta ed erbe medicinali. E si può dire con sicurezza che il santo non non fu mai abbandonato sull’isola in questione, ma era ben controllato. Appunto perchè le isole erano colonizzate dai monaci che avrebbero potuto farlo scappare.

San Silverio giunse sull’isola nei primi giorni di giugno del 537. E’ da considerare che in quel periodo, San Silverio doveva avere all’incirca 60 anni, un’età avanzata per l’epoca. Con molte probabilità, sofferente di diverse patologie anch’esse normali per l’epoca, il clima umido e la vita spartana che si faceva sull’isola, non favorì il suo soggiorno. Il 21 novembre del 537 dopo pochi mesi sull’isola Papa Silverio si spense. La morte del Pontefice, come rilevato in alcuni scritti (Storia Arcana) di Procopio (Storico di guerra del generale Belisario), con fondati dubbi fu violenta e non dovuta alle condizioni ambientali. Papa Silverio fu ucciso, poiché anche se le sue condizioni fisiche lo avrebbero portato ben presto alla morte, era meglio affrettare i tempi. Alcuni vescovi a lui fedeli infatti, oltre che opporsi all’autorità di Virgilio con un forte ostruzionismo, stavano cercando di far emanare da Papa Silverio un decreto di scomunica nei confronti dell’antipapa Virgilio. Questo provvedimento, avrebbe potuto avere conseguenze catastrofiche. La preoccupazione di uno scisma nella chiesa e sopratutto, la paura di insurrezioni interne alle mura di Roma; portò al complotto clerico-bizantino che si concluse con l’assassinio del Pontefice ad opera (Sempre secondo Procopio) di uno dei delegati che l’accompagnava. Secondo precisi riferimenti storici, le spoglie di San Silverio vennero tumulate nella chiesa benedettina di S. Maria, posto eremo ed a molti sconosciuto ma di una sua eventuale traslazione come è accaduto per molti papi non vi è traccia. Tutto ciò, per evitare, che venissero portate in vaticano ed esaminate, ma sopratutto che l’ubicazione della sua tomba fosse resa pubblica e quindi luogo di pellegrinaggi ed eventuale simbolo di scisma della Chiesa e sopratutto della città di Roma.