tombaA prescindere di come si siano svolti i fatti, e la veridicità delle fonti bibliografiche trattate ed i nomi esposti, che potrebbero essere fonte di discussione infinita; dal quadro della situazione si può evincere, che l’allora chiesa di Roma, non era nient’altro che una succursale della chiesa di Bisanzio. La chiesa di Bisanzio totalmente assoggettata al potere temporale, era più che altro un simbolo della potenza dell’impero d’oriente e come tale veniva trattato ed usato. Che l’assassinio di Papa Silverio sia stato più o meno voluto è lampante. E’ impensabile infatti, solo l’idea di mandare un uomo ammalato su un isola dove erano difficili le condizioni di vita, come era allora Ponza, per chi ci viveva in gioventù, figurarsi poi per un uomo già allo stremo delle forze. E’ vero che fu assassinato, ma la morte sarebbe ben presto giunta per gli stenti e per la durezza della vita isolana.

Dove si trovano le spoglie di San Silverio?

L’ubicazione del sepolcro di S. Silverio è da anni oggetto di studio, poiché la documentazione storica esistente, è poca e frammentaria. Di sicuro, si sa che subito dopo la morte, le spoglie del Santo furono affidate ai benedettini che le tumularono nel monastero dedicato a S. Maria, sull’isola di Ponza. Il ragionevole dubbio che le spoglie non siano mai state portate in vaticano come per tutti gli altri papi, è avallato dal fatto che il nome di Papa Silverio non figura nell’elenco dei papi sepolti in S. Pietro. Non vi sono nemmeno documenti che possano confermare l’avvenuta traslazione, dal sepolcro originale a quello eventuale in S. Pietro.

Secondo alcuni autori dell’Acta Sanctorum (Opera ciclopica che elenca i santi della chiesa cattolica ), la lapide del santo almeno fino ai primi del 1600, era ben visibile. Nello scritto, si afferma infatti, che sulla lapide del santo, presso cui si recavano ammalati ed infermi, si leggeva quanto segue:

Romae supremus apex Silverium aedis ossa sub hoc retinet mortuus extraneo.

Sommo Pontefice della Romana sede, morto, tiene le sue ossa sotto questo marmo straniero.

Queste affermazione e questa frase, nonostante la fonte fosse attendibile, non hanno mai avuto un riscontro reale, dovuta al fatto che nessuno avesse saputo descrivere dove fosse ubicata la tomba. Se fosse così si avvalorerebbe anche l’ipotesi di Daniel Papebroch, anch’egli facente parte degli autori dell’Acta Sanctorum. Infatti Papebroch afferma che le reliquie del santo non sono mai state traslate dall’isola. Se queste ipotesi dovessero risultare esatte, le spoglie del Santo potrebbero essere andate definitivamente perse. Lo scempio, commesso prima dai pirati siriani nell’813, dai coloni poi ed in ultimi analisi dalla moderna aggressione edilizia, potrebbero aver causato un danno irreparabile. Le spoglie del Santo, potrebbero essere state prese dai pirati e quindi bruciate o gettate in mare, poiché da alcuni documenti storici, risulta che le chiese dell’isola vennero rase al suolo. Potrebbero però, ipotesi molto probabile, ed ancor più agghiacciante per l’epoca in cui sono avvenuti i fatti, essere state sommerse dal cemento o gettate chissà dove, come resti di lavori di scavo, dai più o meno moderni coloni dell’isola, non troppo attenti ai beni archeologici.

Altra ipotesi interessante è quella fornita da alcuni studiosi del Santo. Molti affermano che le spoglie di San Silverio potrebbero essere state portate via anche dai monaci in fuga. Se l’ipotesi dovesse risultare fondata, le spoglie del santo si potrebbero trovare in uno dei tanti monasteri fondati dai monaci fuggiaschi, tumulati in una tomba sotto nome generico per proteggerli da eventuali profanazioni. Il problema è, dove cercare? E se anche si riuscissero a rintracciare i movimenti di tutti i monaci, il dubbio è che molti di essi si stanziarono lungo la costa, e furono soggetti ancora ad attacchi e depredazioni da parte dei pirati.

In una ricerca storica risultò che nell’anno 817, Papa Pasquale I ristrutturò quasi nella totalità la Basilica di S. Prassede in Roma, dove vi collocò le spoglie di numerosi martiri. Da ulteriori e più approfonditi studi, si scoprì che quelle tombe vennero usate per accogliere i resti di quei martiri le cui tombe erano state saccheggiate o che comunque erano in condizioni di completo abbandono. Studiando gli scritti sulle lapidi, si scoprì che i nomi di alcuni martiri, qui seppelliti, provenivano dai cimiteri Ponziani. Tra di essi fu trovato il nome di “Candidae”, e cioè l’attuale Santa candida patrona di Ventotene. Questo ritrovamento provava che Papa Pasquale estese l’opera di traslazione dei santi anche nelle isole Ponziane. Purtroppo la ricerca a San Prassede non portò a nient’altro, anche perché con molte probabilità S. Silverio era stato tumulato tra i santi che in vita rivestivano importanti cariche ecclesiastiche. La ricerca continuò, perché anche dei resti della patrona di Ventotene non si sapeva più nulla. Purtroppo le uniche notizie incoraggianti, si limitano al fatto che nella stessa basilica vi sono sepolte le spoglie di ben 12 papi. Su queste lapidi però non vi è nessun nome, e questo fa pensare che fossero riservate a coloro che ancora non avevano una posizione ben chiara nella storia apostolica. San Silverio, negli antichi archivi custoditi in S. Maria Maggiore, viene considerato addirittura come Antipapa. Solo negli anni precedenti all’istituzione della festa e cioè più di 10 secoli dopo la sua morte, ne fu chiarita la posizione definitivamente, quindi una sua sepoltura in quelle tombe senza nome non è da escludere.