ANNO DEL SIGNORE 2012

” NEMO PROPHETA IN PATRIA “

Attenzione agli orari del Programma perchè le campane della Chiesa sono sincronizzate con un meridiano sconosciuto e quindi solitamente suonano in ritardo di circa quattro minuti. Aggiungete il ritardo cronico del celebrante e quindi potete prendervela comoda.

Hanno aggiustato l’orario delle campane, ma …………………………………………

Avevo inteso che quest’anno sarebbe venuto per la festa un famoso complesso internazionale i ” SANTANA” , ma c’è stato un equivoco. Non il complesso musicale famoso ma il meno conosciuto (diciamo pure perfettamente sconosciuto) Ubaldo Santana arcivescovo di Maracaibo. Se cambiano i suonatori la musica……………

A proposito la serata del 20 giugno sarà allietata da “Marcello Cirillo” . Ve lo ricordate è già stato per la festa il 20 giugno 1994, ma allora erano il famoso duo “Antonio e Marcello”. Considerata la svalutazione, il tempo trascorso e soprattutto il fatto che allora erano due ” vuò vedè che lo paghiamo la metà ? “

ANNO DOMINI 2011

Il Comune di Ventotene sarà premiato, giovedì 28 luglio dal ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, per la festa patronale di Santa Candida, riconosciuta dal ministero, tra le “manifestazioni della tradizione italiana che si sono maggiormente distinte, proprio per la capacità di mantenere vivo il folclore del territorio, pur rinnovando le rappresentazioni tradizionali, adeguandole al mutamento dei tempi e trasformandole in attrattori turistici”.

La cerimonia di premiazione, in programma presso lo Spazio Roma Eventi, rappresenta un grande riconoscimento per l’isola d’Europa, com’è ormai definita Ventotene e per la sua amministrazione che ha sempre incentivato l’organizzazione dei festeggiamenti di Santa Candida, che cadono il 20 settembre, poiché, come ha sottolineato il sindaco Assenso, «le sagre e le rievocazioni popolari rappresentano un importate momento per promuovere le storia e le tradizioni che caratterizzano in modo unico i nostri territori; si tratta quindi di un immenso patrimonio artistico, storico e culturale che può diventare un volano importante per l’economia turistica del nostro Paese».

 E    NOI   ???????

                                                       Cum’ ci simme lasciate accussì ci simme ritruvate ………..
 
 

 

Naum 1:2

Il SIGNORE è un Dio geloso e vendicatore;
il SIGNORE è vendicatore e pieno di furore;
il SIGNORE si vendica dei suoi avversari
e serba rancore verso i suoi nemici.

 Chi a te non fa ricorso incontra il male!!!!!!!!!!! 

 Non è che per caso è geloso di noi ponzesi che non ci ricordiamo più di lui????   Altro che superstizione. 

 Vuo vedè che chest’anno che non è stato spostato a copp’ u’ scoglie non vene a chiov’ ????????? 

Ma tanto siamo abituati anche ad uscite scenografiche dell’ultim’ora.

 Bellissima giornata,  come da 20 giugno!!!!!!!!!!!

                                          Intelligenti, pauca………………………………

 

EVVIVA  SAN  SILVERIO

 

    Preparazione in chiesa  2010    
 
Finalmente siamo arrivati al 20 luglio  e San Silverio  è ritornato nella   sua nicchia. Chissà quante risate si sta facendo vedendo che la sua gente si affanna appresso a tante cose  e non si ricorda più di lui. Dove sono finiti i Ponzesi a mezzogiorno? Neanche la banda musicale, eppure si spendono tanti soldi per le serate musicali e tante stupidaggini , e poi si fa vedere che si risparmia per la chiesa e per gli addobbi. E poi non mi va proprio giù che da mezzogiorno si è usciti alle 12,30 per non parlare del giro al molo sotto quel sole cocente  con tante vecchiette che brontolavano. Ma dico un pò di rispetto per i fedeli lo vogliamo mettere in conto. Comunque la superstizione non è assolutamente figlia della fede e quindi non può albergare nel cuore dei Ponzesi , la nostra è sola autentica devozione per il nostro Patrono  al quale ci rivolgiamo presentandogli i nostri problemi e le nostre angustie affinchè ci dia una mano ed una benedizione.
Cia’ San Silvè ci vedimmo l’anno che vene, magari quacche cosa nel frattempo vuo’ vedè che cagne.                                                        
                         
             
Il 20 giugno 2010 è passato alla storia di Ponza come una giornata assolutamente anomala per come siamo abituati noi ponzesi per la festa del nostro protettore.
Infatti tutte le condizioni meteo davano la pioggia in arrivo per le ore 14,00, tanto che qualcuno ipotizzava che non potesse uscire la processione a causa dell’immminenza della pioggia in considerazione anche del fatto che la processione stessa si prolunga un pò sia in terra sia in mare.
Così quando si è sparsa la notizia che l’arcivescovo Mons. Fabio Bernardo D’Onorio che doveva celebrare la messa solenne delle ore 10,30 sarebbe arrivato soltanto alle ore 11,45 con la M/N da Formia si è diffuso un certo scetticismo in molte persone.
Purtroppo S.E. si è sentito male ed a lui vanno gli auguri della Comunità ponzese per una pronta guarigione.
Quindi la Messa Solenne è stata celebrata dal parroco di Le Forna Padre Salvatore Maiorana alle ore 12,30 circa , con slittamento della processione, che solitamente come tutti sanno esce a mezzogiorno in punto.
San Silverio ha scelto così chi doveva celebrare la sua Messa Solenne.
     
                                        
Molti sono andati via per paura della pioggia che sarebbe dovuta arrivare, altri sono andati via perchè dopo due ore di attesa in piedi, non ce la facevano più, ma e dico ma, tutti gli altri sono rimasti, così che la messa e la processione si sono svolte regolarmente in tutti i loro aspetti religiosi e scenografici con il consueto lancio dei garofani finale.
                                      
A questo punto è arrivata la pioggia.
Il concerto serale è stato rimandato così come i fuochi di mezzanotte.
San Silverio voleva la sua Festa che essenzialmente consiste nella Messa e nella Processione.
Forse vorrebbe da tutti noi qualcosa in più.
 
                                ARRIVERCI AL 20 GIUGNO 2011
 
Il giorno dopo, 21 giugno, c’è stato il Concerto musicale e lo spettacolo pirotecnico della ditta ” Raffaele Fireworks” .
Mi permetto di salutare Luciano e fargli i miei complimenti, ma l’anno prossimo il garofano di San Silverio se lo deve meritare di più.
 
                                   
 
 Ora però che le festa è finita sarebbe il caso di riportare la statua a casa sua sopra il Faraglione di Palmarola, perchè chi vuole, possa andare a trovarla ed usufruire così di un panorama mozzafiato che sicuramente ci avvicina di più al nostro Creatore.
 
 Durante la novena di San Silverio spesso e volentieri la porta della chiesa era chiusa e così, siccome impossibilitato ad entrare e curioso come sono, ho scoperto che restava chiusa affinchè non entrassero volatili che potessero restare impigliati nelle reti che decoravano la stessa.
“Vuo’ vede’ ch a’ forestale è arrivata pure dint’ a’ chiesa”.
 
La processione percorreva, fino al crollo della strada antistante il Ristorante Eea, avvenuta negli anni cinquanta, la salita di via Roma, via Parata, corso Umberto per scendere sul corso arrivare a Giancos e ritornare in chiesa passando per il corso Carlo Pisacane che allora si chiamava corso Principe di Napoli.
Si possono vedere a tale proposito delle immagini del 1949 messe a disposizione da Betta Migliaccio a cui va il nostro ringraziamento.
 
 
 La statua di San Silverio, così come ci viene documentata dalle immagini degli inizi del 1900 e fino all’avvento del Fascismo, veniva portata in processione il 20 giugno su un seggio papale con ai lati due angeli ed alle spalle una raggiera.
Successivamente e per molti anni fu portata in processione su una barca che assomigliava, soprattutto per la ruota di prua, ad una gondola, con il tipico cappello del doge e i sestieri.
Mi sono sempre chiesto quale rapporto avessimo avuto in quel periodo con Venezia che è così lontana da noi.
Apparvero sulla gondola i primi garofani rossi sparsi e non tagliati così come si fa adesso. La barca a forma di gondola pare sia stata mandata in Sardegna, dove vivono molte comunità di ponzesi, ma non ne siamo certi.
Nel 1959 fu deciso di costruire la barca secondo uno stile più consono alle costruzioni ponzesi, stiamo parlando del tipico “gozzo” ponzese , poppa e prua a restringersi.
Così il maestro d’ascia Ciro Iacono ed il fabbro Maurino di Lorenzo l’uno per la parte in legno,  l’altro per la parte in ferro, costruirono la barca che ci è arrivata ai giorni nostri e che porta la statua del nostro Patrono.
Dopo la morte di Silverio D’Arco ” Bebè” , genero di Maurino, l’onore di avvitare la base della statua alla barca con le quattro viti in acciaio è passato a Silverio di Lorenzo figlio di Maurino.
 
I garofani rigorosamente rossi vengono messi sulla barca prima della messa solenne su uno strato di “pugnenti”  (l’asparagina) legato con dello spago. Il numero dei garofani viene stabilito dai fedeli che fanno omaggio di fasci e fasci di garofani che vengono poi tagliati a misura fino a coprire tutto il verde dei “pugnenti” e fino a coprire il primo strato di bianco della barca.
Al ritorno in Chiesa della processione tutti i fedeli vogliono portare almeno un garofano a casa, e quindi , nel passato si creava una ressa nel tentativo di prendere i garofani dalla barca; si è deciso quindi di lanciarli verso la folla naturalmente ed è così nato il caratteristico lancio che conclude la processione.
Il garofano rosso che portiamo a casa è un segno d’amore del Santo verso i devoti, in quanto noi, presentiamo a lui nel simbolo  dei garofani i nostri problemi, le nostre angustie, le nostre malattie e gli chiediamo una sua intercessione per guarirli.
Molti forestieri che vengono per la festa fanno propria questa nostra usanza.
Molti di questi garofani rossi li rivediamo sulle tombe dei nostri cari il giorno dopo.
 
Prima dell’arrivo delle navi “Quirino”, “Tetide”, “Vesta”,”Driade”, che si sono alternate sulla linea Formia-Ponza dal 1980 in poi, vi erano l’Isola di Ponza ed il  Falerno e prima ancora il Mergellina e l’Equa che purtroppo non avevano il ponte per le macchine ed i camion.
Così tutte merci venivano caricate e scaricate con un argano su una barca che a Ponza veniva pilotata da Vincenzo di Fazio detto ” Moscardino” fino a terra dove poi la cosiddetta “Carovana” provvedeva a stiparla in un magazzino e poi a consegnarla ai destinatari.
I membri della “Carovana” erano i facchini e giammai, che a me risulti, hanno acquisito il  diritto e/o l’esclusiva  di portare il Santo in processione giacchè tutti i Ponzesi avevano ed hanno questo privilegio e quindi questa storia della mantellina per portare il Santo non rientra nella nostra tradizione ed è assolutamente scenografica e limitativa di questo diritto, ne danno testimonianza di ciò che affermo, decenni di foto della processione del 20 giugno.
Sono stato e rimango fortemente contrario a questa storia della mantellina.
  
Mio nonno raccontava che i membri del Comitato si davano ripetutamente appuntamento per l’indomani mattina per donare al Santo un’aragosta d’oro offerta dai fedeli, ma come sempre accade in certi casi, ogni giorno mancava qualcuno. Così in punto mezzogiorno per diversi giorni di seguito alla stessa ora ci fu una scossa di terremoto ,  fino a quando non fu fatta la consegna.
Ponza è un’isola vulcanica , ma rientra in una zona per l’Italia a bassissima possibilità di terremoti.
  
Non tutti sanno che il cuore che porta San silverio al collo non è un ex-voto, ma un pegno d’amore che i ponzesi che partivano per la Prima Guerra Mondiale  avevano regalato al Santo con la speranza di ritornare vivi alle loro case.
Il cuore è d’argento ed è cavo, al suo interno vi sono scritti i nomi su foglietti di carta di quelli che si recavano al fronte.
 
La statua di San Silverio “pellegrina” fu portata per la prima volta sul Faraglione di Palmarola nell’anno 1950 con la barca “Ondina”. L’acquisto della statua fu fatta a Napoli e siccome il viso era molto diverso dalla statua che abbiamo in chiesa fu fatto un ritocco da Silverio Scotti detto “baffetiell”, marito della signora Ada.
 
 
 
Successivamente verso la fine degli anni settanta,  siccome i ceri accesi nella cappellina del faraglione avevano annerito la statua fu portata a Ponza per un restauro che fu effettuato da Silverio Di Fazio  detto ” u’ pittore “; nell’occasione fu portato sul faraglione un libro-giornale dove i visitatori apponevano un pensiero ed un ricordo.
A proposito voglio ricordare Rosa Maggio che in quell’occasione regalò una campana di vetro che copriva tutta la statua preservandola dai fumi delle lampade votive.
Non sono d’accordo con chi la manda in giro  pellegrina privando il Faraglione a Palmarola del suo simbolo, esponendo lo stesso a rivendicazioni possibili da parte del proprietario dello scoglio.
L’immagine qui sotto è l’ultimo ritocco  fatto pochi giorni fa dall’amico di Ponza Umberto Berrini.
 
                                                                               
  
 La Commissione
 
 
 
 
San Silverio e l’Isola

 Ponzesi d’America, Ponzesi di Sardegna, Ponzesi di Terraferma, Ponzesi di Ponza, riempiono le vie dell’isola, le banchine del porto, le chiese e le cappelle, le case e i portici.

San Silverio è una festa senza tempo, o con un tempo diverso da quello che normalmente viviamo.

San Silverio è una celebrazione senza spazio, che valica i limiti di una chiesa o i confini di una piazza e coinvolge tutta l’Isola e il mare intorno.

San Silverio è un Santo patrono che appartiene ai ponzesi, di oggi e di ieri, e che rende gli ospiti dell’isola comparse di una rappresentazione emotiva e profonda.

La successione delle celebrazioni, seguite dai più, sono annunciate dagli scoppi a salve, che si ripetono e moltiplicano per salutare le navi in arrivo e in partenza, in una progressione che nell’avanzare dei giorni assomiglia sempre più a una incruenta battaglia.

I giorni passano, l’Isola si riempie. Le corse dei traghetti: pochi partono, molti arrivano.

C’è folla. Nei caffè, nei negozi, negli alberghi, per strada. Il timore è che l’Isola affondi sotto questo peso inconsueto.

E’ il venti giugno: la festa esplode. Il mare perde l’acqua per far posto alle flotte: barchine, barche, barconi. Da passeggio, da pesca, da lavoro. Tutte inseguono il Santo nel suo Pellegrinaggio verso le Stazioni di una marina Via Crucis. Il tappeto di barche si agita inquieto in un assordante coro di trombe e sirene. E gli scoppi, puntuali clessidre, misurano lo scorrere di un tempo invisibile.

Rispetto, devozione  e affetto incondizionato, sono lì dove i più vedono luci, suoni e colori.

San Silverio abbia i suoi voti e i suoi onori. L’Isola non si lascia distrarre, e puntuale percorre il protocollo della santificazione della festa.

Anche l’ultimo scoppio dell’ultimo fuoco deve lasciare spazio ad un più rituale finale: il saluto ai ponzesi che lasciano l’Isola.

L’eco dei fischi e delle sirene nella baia trasforma il saluto in un abbraccio. mai malinconico, perché la festa perdura nei nostri cuori.

 Arturo Celentano

 
 
 Le Isole Ponze meritano essere visitate e descritte, offrendo ciascuna di esse una storia…(Giuseppe Tricoli) 

Palmarola: la Cappellina di S. Silverio

Palmarola: isola magica, isola desiata dai suoi figli lontani, isola di paradiso……
Paradiso di bellezze naturali, di coste policrome, di spiagge dorate, di profumi e colori unici!
” Palmarola m’hai cuotte u’ core ” ripete un vecchio proverbio isolano.
“M’hai rapito il cuore” ripetiamo noi tutti, oggi!
Eppure non dimentichiamo noi ponzesi, che Palmarola ha assistito impotente alle sofferenze di S.Silverio, nostro Patrono.
Anche il suo nome ci riporta alla ” Palma” del martirio che dovette affrontare con il suo “FIAT”, in quest’isola troppo esigua per il suo alto potere terreno. Silverio copriva l’alta carica di Sommo Pontefice nella Chiesa di Roma, ma come mansueto ” agnello”  si consegnò alle ferocie dei suoi persecutori.
Le sofferenze…… i sospiri……le lacrime amare che dovette ingoiare furono percepiti solo da quel mare a cui Lui si rivolgeva nei suoi soliloqui, a cui affidava la sua profonda sofferenza e preghiera. E Palmarola, quale mamma amorosa accolse le sue spoglie mortali. Qui Silverio trovò il suo Paradiso!
Quel paradiso, oggi, lo mostra dall’alto della sua “Cappellina” a chi volge, fiducioso, a Lui lo sguardo. Essa fu voluta dai ponzesi che portano impresso, indelebile, nel cuore, un amore profondo per Lui e ricordare a quanti solcano quel mare che si infrange o accarezza lo “Scoglio di S. Silverio” che vi è un potente intercessore presso il Signore per ottenere così i tanti favori materiali e spirituali ai propri bisogni.
Mirella  Romano
 

RAGIONAMENTO DI UN ASINO

Narra una favola che un giorno un somaro fu adibito ad uno 
speciale servizio: trasportare reliquie. Passava per le solite 
strade, come tante altre volte, stanco e spelacchiato, ma la gente 
applaudiva, faceva ressa per avvicinarsi, stendere tappeti, 
lanciare fiori. In mezzo a quella inconsueta calca acclamante il 
quadrupede, in un primo momento si stupì molto dell’improvviso 
successo, poi, gratificato, incominciò ad attribuire a sé gli 
onori e se ne beava a tal punto da rallentare l’andatura per 
godersi meglio quel momento di insperata gloria. 
Un altro giorno dovette trasportare non più reliquie bensì letame. 
Pensieroso ed oppresso dal carico rifece lo stesso percorso di 
quel giorno indimenticabile e mentre stava avanzando si ritrovò 
nuovamente circondato da gente attenta al suo passaggio. Infatti 
la folla riversata nella strada al suo arrivo si scansava 
prontamente, faceva largo. Tutti in qualche modo prendevano le 
distanze per non sentire il puzzo di quel carico, ma la povera 
bestia ancora una volta si lasciò prendere dalla illusione di 
essere particolarmente importante. “Davvero – concludeva il 
quadrupede al colmo dell’esaltazione – io devo essere qualcosa di 
veramente grande se tutti si affrettano a cedere il passo con 
tanta premura e a lasciare la strada libera per la mia presenza”. 
E non capiva che era solo un asino, un semplicissimo “mezzo di 
trasporto”, tra santità e miseria. 
La vanità è una voce davvero stupida, capace di suggerire pensieri 
ridicoli e lontani dalla verità.. Ricordiamoci: dove l’amor 
proprio ci suggerisce motivi per inorgoglirci sostituire la 
baldanza con l’umiltà. Gesù cavalcò proprio un somaro per entrare 
in Gerusalemme dove lo attendevano le acclamazioni che precedevano 
di poco le crudeli grida “Crucifige”. C’è da augurarsi che anche 
noi possiamo avere il Maestro come dolce guida visto che è stato 
proprio lui a dirci: “Senza di me non potete far nulla”. Mentre ci 
sentiamo carichi di buone intenzioni e di mancanze, pensiamo ad 
andare avanti con verità di conversione lasciando a Dio il 
giudizio e l’eventuale battimani di chi ci incontra. 

La Commissione

San Silverio

Ancora una volta mi ritrovo su quest’isola incantata e, per la verità, quest’anno , anche se lo desideravo tantissimo non contavo di venire.

Io abito in una frazione ad 8 km dall’Aquila, proprio nell’epicentro del terremoto del 6 aprile che ha sconvolto l’Abruzzo ed in quel momento tra tante cose ho pensato che non sarebbe stato possibile venire a Ponza. Man mano che si allontanava la paura ed i giorni passavano mi rendevo conto che forse in qualche modo sarei venuta e intanto la signora Rita che mi ospita tutti gli anni e mi aveva chiamata già molte volte mi ha chiesto di venire e di essere presente per la festa di San Silverio. In quel momento ho capito che dovevo esserci, come tutti gli anni questo richiamo così forte mi sembrava ancora più forte e così mi sono organizzata per venire. La prima volta che sono venuta a Ponza per la festa ho accompagnato la signora Antea, sorella di Rita e mia vicina di casa e devo dire che sono rimasta colpita dalla festa ma soprattutto da questo santo, San Silverio di cui non conoscevo né la storia né tantomeno il nome; mi è sembrato che questo Santo così piccolo, ma così forte mi ha affascinato per la sua grandezza. Ora tutti gli anni mi rendo conto che non posso fare a meno di essere presente. I primi di giugno comincio ad organizzarmi per essere libera nei giorni intorno al 20 e posso dedicare il mio tempo per la festa, per la preghiera ed anche per il mare, per le passeggiate a scoprire angoli sempre diversi. Quest’anno sono stata anche più fortunata, di solito rimango 3 o 4 giorni ed ora sono rimasta 7 e mi sembrano veramente tanti; forse devo ringraziare proprio lui San Silverio che ha voluto così. Domani parto e spero che tutte le mie preghiere siano esaudite.Arrivederci al prossimo anno.

Ponza 24 giugno 2009

Concetta

Impressioni di un ponzese

 A lungo si è discusso se il luogo dell’esilio di San Silverio fosse Ponza o Palmarola: noi isolani siamo affezionati all’idea che sia stato relegato nell’isoletta minore e da sempre il Faraglione di San Silverio con la sua cappellina sulla cima è il luogo dove egli morì di stenti. Il culto della sua memoria è vissuto nei tempi e dal 1772 è il Santo Protettore dei ponzesi.Molti miracoli sono attribuiti alla sua intercessione e non c’è ponzese che non abbia a casa o in barca una sua immagine.E’ forte il desiderio di unità della comunità isolana attorno alla figura di Papa Silverio  ed ogni anno il 20 giugno in occasione della sua festa  molti, da tutte le parti del mondo, tornano sull’isola per ricostituire intorno al Santo il ricordo delle origini comuni.Sarebbe bello se questa armonia regnasse per tutto l’anno nei nostri cuori ed invidie e rancori potessero finalmente far parte del passato di noi ponzesi .E’ con questo desiderio di pace e di fratellanza, ispirato dal nostro protettore, che  insieme dovremmo celebrare questa  festa.

 La Commissione

A Prucissione i San Silverio 
Fra vegl’ e suonn, stamatina sent’ a diana mattutina 
batt u’ core fort m’piett …ogge è fest, aizzt’ du liett. 
N’foca a banda pa via,friii u’ cunigli zi Lucia, 
sbrigt, aizzt, fa’ ampress,che all’undici ci sta a santa mess. 
Stong allegro stamatina,  pigli a sfumant dint’ a cantina,mett u mellon dint a piscina. 
Oggi è fest, è festa gross, piglia int’armadia a vesta ross. 
E ‘ sciut a mess, mo’ a prucission u’ sant annanz pe devuzion. 
A gent chiagn, prega e suspira, tutt se metten dint’ a fila 
A fila è longa comme na via, parte du puorte e arriva a Santa Maria. 
Arreta a tutt, chi rire, chi chiacchier e chi fa u serio 
Ma tutt seguon a San  Silverio. 
U sole n’foca, a band’ sona, sesch u’ vapore e tutt n’trona! 
Chi strascin i tacc, chi na vagliona, ma tutt  vann a sta procession. 
U sole n’foca semp chiù fort, i bott sparan pe’ dint u puort. 
Si torn arreta a prucessio, so tutt ‘ pront pa’ a benedizion. 
Si fann annanz, è tradizion piglià u garofan da procession. 
U sant torn dint a chiesa, a gent chiagn ancora a varra appesa 
Bott, canzon e cant fin a matin, 
chest è a chiù gross devuzione i sta marina! 

La Commissione